Riconoscere, comunicare e aver a che fare con... lo stile passivo-aggressivo!




C’è una cosa che riempie ogni momento della giornata di una persona: la comunicazione. Diretta, indiretta, verbale, non verbale, tra soggetti, in gruppo, tra partner, in famiglia. Non è possibile non comunicare. Attraverso la comunicazione scopriamo modi di relazionarsi, stili comunicativi e mettiamo in gioco sensazioni, emozioni e reazioni. Ad ogni stile comunicativo corrisponde una reazione più o meno consapevole. Ogni personalità ne ha una tipologia, ma ve n’è uno spesso difficile da riconoscere: stiamo parlando dello stile passivo-aggressivo. In verità vi è molta confusione riguardo la differenza tra l’aggressività agita - definita come un atto spontaneo, non pianificato di rabbia che ha lo scopo di far male o distruggere qualcuno o qualcosa (Long, Long and Whitson, 2009) - e l’aggressività passiva, molto più deliberata e non manifesta che esprime la rabbia.
Una persona passivo aggressiva emette dei segnali tipici che si può imparare a riconoscere: isolarsi da una conversazione, spesso ottenendo l’ultima parola, smettere di parlare quando sopraggiunge la rabbia, tenere il broncio, procrastinare; ancora la persona passivo aggressiva può molto spesso negare la propria rabbia con il partener comunicativo ma al contempo negarsi al confronto o evitarlo adducendo scuse di ogni tipologia. 
In gruppo, il soggetto passivo aggressivo può lavorare non impiegando le proprie forze e competenze o facendolo al minimo possibile per non garantire il raggiungimento di uno scopo, spesso esprimendo scontrosità o eccessiva caparbietà. Ancora, molto spesso lo stile comunicativo passivo-aggressivo è caratterizzato da sarcasmo, commenti ironici e poco gentili messi in campo per ferire o colpire l’interlocutore.
Quindi mentre il soggetto aggressivo manifesta la propria emotività negativa reagendo impulsivamente e spesso pentendosi o accusandosi poco dopo per la sua reazione, il passivo aggressivo inibisce la manifestazione chiara della propria emozione ma la manifesta con modalità meno evidenti ma sicuramente d’impatto sull’ambiente che lo circonda.
Altro aspetto da tener presente è la differenza tra lo stile passivo-aggressivo ed assertivo,  due stili diametralmente opposti. Il primo è caratterizzato da obliquità emotiva mentre il secondo esprime la rabbia in maniera diretta, verbale e emotivamente sincera. Mentre lo stile passivo-aggressivo è rabbia mascherata, quello assertivo vuol dire familiarizzare con la rabbia, riconoscerla, e darle voce in una maniera che non lede o svaluta nessun’altro.
Quali sono le cause che aiutano a spiegare questo stile comunicativo e relazionale?
-       Stili di attaccamento: secondo alcuni studiosi, il comportamento passivo aggressivo può essere la conseguenza di uno stile educativo caratterizzato da inibizione dell’espressione diretta delle emozioni: il passivo aggressivo diventa emotivamente controllante ma cerca di trovare modi diversi per canalizzare passivamente la rabbia o la frustrazione. Quando gestire la propria emozionalità è difficile o addirittura spaventa, percorrere la strada dell’aggressività passiva può sembrare per alcuni soggetti la via più semplice.
-       Setting: molti di noi comprendono e gestiscono in maniera efficace le regole intrinseche e diversificate di ogni ambiente. Se siamo ad un meeting di lavoro e un collega ci fa arrabbiare molto, nella maggior parte dei casi, sappiamo che non possiamo iniziare ad urlargli contro!! Quindi adotteremo una reazione alla rabbia più consapevole, deliberata e appunto… passiva! Questo può essere adattivo in una situazione sociale dove non sia concesso manifestare la rabbia, ma può diventare problematico per le relazioni se rappresenta lo stile consueto di risposta.

Cosa si può fare quando si ha di fronte una persona passivo-aggressiva?

Quando il partner, il genitore, l’amico o il collega iniziano ad agire in maniera passivo aggressiva, riconoscendone i segnali, cercare di tenere sotto controllo la propria rabbia può essere sicuramente il primo step. Ancora, puntualizzare ciò che sta accadendo all’altra persona in modo non giudicante ma basato sui fatti, sui comportamenti e su ciò che dice, può aiutarla a prendere consapevolezza di ciò che sta accadendo. Probabilmente il passivo aggressivo in questo caso negherà la sua rabbia in qualsiasi modo. A questo punto potrebbe essere utile lasciare alla persona un po’ di spazio emotivo per aiutarla a prendere tempo rispetto alla sua reazione e selezionarne una più efficace.
Sembrerebbe un po’ come porgere l’altra guancia, ma piuttosto che far guerra, questa modalità potrebbe aiutare a far tornare il sereno!

E se il passivo-aggressivo sei proprio tu?

Inizia a farti qualche domanda:
Metti spesso il broncio quando qualcosa non va soprattutto se sei con qualcun altro?
- Eviti le persone con cui sei arrabbiato e il confronto?
- Smetti di fare cose usando questo comportamento come punizione per le altre persone
- Usi spesso il sarcasmo per evitare conversazioni rilevanti o per interromperle a tuo favore?
Se ti riconosci in questo profilo, allora a lungo andare le tue relazioni potrebbero diventare problematiche.

Cosa fare?

Aumenta la tua auto-consapevolezza. Le azioni passivo aggressive qualche volta sono causate dal non avere una buona comprensione del perché si è arrabbiati o di cosa si sta emotivamente provando in quel momento. Provare a sintonizzarsi con le proprie emozioni, dar loro una collocazione nelle diverse situazioni e con diverse persone può aiutare a sentirsi meglio e a comprendere meglio cosa fare.

Concediti del tempo per cambiare: riconoscere le proprie reazioni disfunzionali è il primo passo verso il cambiamento… più esercizio si fa, prima si sperimenta il modo giusto per cambiare! Il conflitto è una parte della vita inevitabile, ma riconoscere come affrontare i propri sentimenti in maniera efficace può portare a soluzioni migliori! 

[Fonti: 1 2 3]
Articolo a cura di:
Dott.ssa Ivana SOZIO
Psicologa e Psicoterapeuta in formazione SERAPIDE S.P.E.E.


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