Le interviste di SERAPIDE S.P.E.E. ai Grandi della Psicologia Italiana: a tu per tu con il prof. Pierluigi Zoccolotti
Abbiamo avuto l’onore di avere come docente presso la nostra Scuola Pierluigi
Zoccolotti, professore Ordinario dell’Università di Roma “La Sapienza” e
uno dei massimi esperti italiani dei disturbi dell’apprendimento in età
evolutiva. I nostri allievi gli hanno rivolto alcune domande, dando vita ad
un’intervista che abbraccia varie tematiche, in particolare sulla professione
di psicologo. Buona lettura!
Quali sono state le Sue esperienze in ambito clinico/accademico
che hanno avuto maggiore impatto sulla Sua crescita professionale?
Zoccolotti: Ho fatto un percorso un po’ atipico, diverso dal
vostro perché mi sono iscritto al primo anno della facoltà di
Psicologia nel 1971, mi sono laureato in Psicologia nel ’75 in un momento
storico terribile ,per cui sono andato due anni in America dove ho fatto
attività di ricerca. In Italia ,invece, ho fatto esperienza in ambito clinico
come ad esempio al Policlinico Gemelli e ho iniziato a lavorare con il
professore Luigi Pizzamiglio. A 27 anni sono diventato professore
universitario. Ho cercato di fare esperienza di formazione proprio dalle
difficoltà, ad esempio dopo la laurea non ho mai fatto il tirocinio ho iniziato
da ricercatore presso la clinica Santa Lucia di Roma con Luigi
Pizzamiglio. La mia formazione pur essendo molto atipica è stata legata
alla persona individuale di Pizzamiglio, che mi ha insegnato sia l’attività
clinica che sperimentale.
Se dovesse dare un consiglio a un giovane studente che ha appena terminato
l’università e l’esame di stato, qual è il percorso che consiglierebbe?
Zoccolotti: Io ho vissuto la mancanza di step intermedi, per i primi 5 anni
ho avuto molte difficoltà, avrei voluto fare il tirocinio, il dottorato. Avendo
vissuto l’altra faccia della medaglia secondo me sarebbe stato meglio avere
questi step intermedi, in modo da maturare in modo graduale le proprie scelte
ed esperienze. Voi oggi avete più possibilità, è positivo però ci sono
tanti ostacoli, bisogna avere fiducia e lavorare duramente.
Per quanta riguarda i DSA, qual è la prima regola che non si dovrebbe
sottovalutare quando si interagisce con bambini affetti da DSA?
Zoccolotti: Io sono rimasto molto colpito negli ultimi anni dal problema
della comorbilità: a un bambino sono stati somministrati vari test di lettura
per capire esattamente che tipo di dislessia avesse, cosa che non ha portato da
nessuna parte. Nel senso, ad oggi, non sono stati individuati tipi diversi di
dislessia. Ciò non vuol dire che i bambini sono tutti uguali ma che ancora non
si è riusciti ad identificare varie tipologie di dislessia ; ciò per dire che
la grande maggioranza dei bambini non ha un disturbo singolo ma tende ad averne
più di uno. Ad esempio un bambino con dislessia può avere anche un disturbo di
calcolo o un disturbo di coordinazione motoria o un disturbo
ADHD. Il processo diagnostico andrebbe impostato tale da ricoprire
tutte le aree che sono potenzialmente comorbili con il DSA, quindi quello che
non farei è una attenta valutazione della lettura e di tutti i test fonologici
tralasciando la comorbilità.
Spesso accade che i processi cognitivi siano meno considerati rispetto ai processi
emotivi, relazionali nel trattamento clinico. Qual è la Sua esperienza rispetto
a ciò?
Zoccolotti: Io proposi l’indirizzo separato di psicologia cognitivo-clinica
che fu approvato e in contemporanea fu approvata la nuova legge di laurea 3+2
progettata insieme ad altri colleghi, così divenne una laurea specialistica.
Questa sensazione che negli anni ‘80/’90 nelle lauree di psicologia ci fosse
solo troppa psicologia clinica e non processi cognitivi portò a proporre una
distinzione.
Rispetto alla Sua esperienza all’estero quali sono, secondo Lei, i processi
che in Italia non funzionano in modo lineare per quanto riguarda la nostra
professione?
Zoccolotti: Il confronto tra l’Italia e l’estero è più difficile di quello
che sembra, perché l’estero è visto come entità disomogenea rispetto all’Italia
che è vista come entità omogenea. Il sistema americano, universitario e non, è
molto flessibile con tutti i vantaggi e svantaggi che comporta. In
America sai di poter raggiungere il successo, così come non diventare nessuno.
In vantaggio l’Italia ha una buona burocrazia, la quale è inesistente in
America. In Italia il sistema è completamente inflessibile. La
maggior parte delle università americane sono private e lì è molto chiaro il
tipo di rapporto che l’università ti offre anche se molto duro ed
inflessibile.
Se Lei dovesse immaginare un profilo da psicologo che può avere chance nel
futuro immediato come dovrebbe essere?
Zoccolotti: Penso che, in generale, se uno psicologo debba dare un
contributo al sistema oltre ad una formazione efficiente deve avere anche
capacità e conoscenze con la riabilitazione, che per me è
sempre stata la capacità di interagire e non sostituirsi al riabilitatore. Gli
psicologi, secondo me, possono fare anche riabilitazione ma l’importante è non
sostituirsi. Ad esempio io ho lavorato per anni con logopediste ed è stato
molto utile. E’ importante che lo psicologo abbia competenze.
Si ringrazia il professore Zoccolotti per la sua disponibilità e cortesia nel concederci l'intervista.
Si ringrazia il professore Zoccolotti per la sua disponibilità e cortesia nel concederci l'intervista.




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