Le interviste ai grandi della Psicologia: Antonio Damasio e l'importanza dei sentimenti
Il neuroscienziato Antonio
Damasio spiega in che modo la mente emerge da emozioni e sentimenti.
Per decenni i biologi hanno
disdegnato le emozioni ed i sentimenti non ritenendoli interessanti. Ma
Antonio Damasio ha dimostrato come essi siano centrali per i processi vitali di
regolazione di quasi tutte le creature viventi. L’intuizione essenziale di Damasio
è che i sentimenti sono “esperienze mentali degli stati corporei”, che
sorgono quando il cervello interpreta le emozioni, le quali sono esse stesse
stati fisici che nascono dalla risposta del corpo a stimoli esterni. (L’ordine
di tali eventi è: mi sento minacciato, sperimento paura, sento terrore.) Egli
ha suggerito che la consapevolezza, che sia il primitivo “nucleo di
consapevolezza” degli animali o la più estesa auto-concezione di sé degli
esseri umani, richiede il possedere una memoria autobiografica ed emerge dalle
emozioni e dai sentimenti.
La sua intuizione, nei primi anni
’90, nasce dallo studio clinico di lesioni cerebrali in pazienti
impossibilitati a prendere decisioni efficaci perché avevano un’alterata
capacità di provare emozioni, sebbene la capacità di pensiero razionale non
fosse intaccata. Queste ricerche furono possibili grazie agli studi
neuroanatomici di sua moglie, frequente sua co-autrice, Hanna Damasio. Più
recentemente, strumenti come le tecniche di neuroimaging funzionale, che
misurano la relazione tra processi mentali ed attività in parti specifiche del
cervello, hanno coadiuvato l’uso che Damasio fa della neuroanatomia.
Come docente di neuroscienze
all’Università della California del Sud, Damasio ha scritto quattro libri interessanti
che spiegano la sua ricerca ad un pubblico più ampio e mettono in relazione le
sue scoperte con le più autentiche preoccupazioni della filosofia. Egli crede
che la ricerca neurobiologica abbia uno scopo chiaramente filosofico: “la voce
dello scienziato non deve essere una mera registrazione della vita così com’è”,
scrive in uno dei libri su Cartesio. “Se solo noi lo volessimo, una più
profonda conoscenza del cervello e della mente aiuterà a raggiungere…la
felicità”.
Antonio Damasio ha parlato con
Jason Pontin, caporedattore del MIT Technology Review.
Quando lei era un giovane
scienziato, alla fine degli anni ’70, l’emozione non era vista come un vero e
proprio campo da indagare.
Ci veniva detto molto spesso,
“Bene, vi perderete, perché non c’è assolutamente nulla di interessante.”
Eravamo derisi per la nostra pessima scelta.
Come mai?
William James aveva affrontato le
emozioni in modo ricco ed intelligente. Ma la sua idea [principalmente quella che
le emozioni erano una mappatura cerebrale degli stati corporei, idea che
Damasio ha rivitalizzato e verificato sperimentalmente] portò ad enormi
controversie all’inizio del ventesimo secolo, che si conclusero con un nulla di
fatto. In qualche modo i ricercatori ebbero la sensazione che l’emozione non
sarebbe stata, in fondo, sufficientemente distintiva – perché anche gli animali
sperimentano le emozioni. Ma ciò che gli animali non hanno, si dissero i
ricercatori, è un linguaggio come il nostro, né ragione, né creatività. Quindi
studiamo questo, pensarono. Ed in effetti, è vero che la maggior parte
delle creature sulla faccia della Terra hanno un qualcosa che potrebbe essere
chiamata emozione, ed un qualcosa che può essere definita sentimento. Ma ciò
non significa che noi umani non usiamo emozioni e sentimenti in modi
particolari.
Perché noi abbiamo un senso di
sé cosciente?
Sì. Ciò che è distintivo negli
umani è che noi facciamo un uso fondamentale dei processi di regolazione della
vita che include cose come emozioni e sentimenti, ma noi li connettiamo con
processi intellettivi in un modo che ci permette di creare un intero nuovo
mondo intorno a noi.
Cosa l’ha reso così
interessato alle emozioni come area di studio?
C’era qualcosa che mi attirava a
causa del mio interesse per la letteratura e per la musica. Era un modo per
combinare quello che era importante per me con quello che pensavo stesse per
diventare importante a livello scientifico.
Cosa ha imparato?
Ci sono determinati piani
d’azione che sono ovviamente installati in modo permanente nei nostri organi e
nel nostro cervello in modo da permetterci di sopravvivere, prosperare,
procreare ed infine morire. Questo è il mondo della regolazione della vita –
omeostasi – verso il quale io nutro tanto interesse , e ciò copre un ampio
raggio di stati corporei. C’è un piano di azione della sete, che ti porta a
cercare acqua quando sei disidratato, ma c’è anche un piano d’azione per la
paura quando sei sotto minaccia. Una volta che il piano d’azione si è avviato
ed il cervello ha avuto la possibilità di mappare ciò che è successo nel corpo,
allora questo conduce all’emergere degli stati mentali correlati.
Durante il piano d’azione della paura una serie di cose che mi cambiano
avvengono nel mio corpo e mi fanno comportare in un certo modo, che io lo
voglia o meno. Mentre ciò mi sta accadendo, io ho una rappresentazione mentale
di questo stato corporeo così come ho una rappresentazione mentale di quello
che mi ha spaventato.
E da questa “mappatura” di
qualcosa che è successa nel corpo nasce un sentimento, che è diverso da
un’emozione?
Esattamente. Per me è molto
importante separare l’emozione dal sentimento. Dobbiamo separare la componente
che viene fuori dalle azioni dalla componente che viene fuori dalla nostra
prospettiva su queste azioni, che è il sentimento. Curiosamente, questo è anche
il modo in cui emerge il sé, e la coscienza stessa. La mente inizia al livello
del sentimento. È quando hai un sentimento (anche quando sei una creatura molto
piccola) che inizi ad avere una mente ed un sé.
Ma questo implicherebbe che
solo le creature con un senso delle loro menti pienamente formato possano avere
delle sensazioni (sentimenti ndt.) pienamente formate –
No, no, no. Io sono pronto a dare
al più minuscolo cervello di un insetto la possibilità di avere dei sentimenti,
a condizione che abbia la possibilità di rappresentare i suoi stati corporei.
In effetti, sarei sbalordito nello scoprire che non li hanno. Ovviamente, ciò
che gli insetti non hanno l’intelletto per utilizzare quelle sensazioni: per fondare
un ordine religioso, o sviluppare una forma d’arte, o scrivere un poema. Loro
non lo possono fare; ma noi possiamo. In noi, l’avere dei sentimenti in
qualche modo ci permette anche di creare qualcosa in risposta a quei
sentimenti.
Ci sono altri animali che
hanno un certo tipo di responsività alle loro sensazioni?
Non sono sicuro di aver compreso
la domanda.
I cani sono consapevoli di
quello che provano?
Certo. Certamente i cani provano sentimenti.
No, non “i cani provano sentimenti”?
Intendevo: il mio cane, Ferdinando, ha coscienza dei propri sentimenti? Ha dei
sentimenti riguardo il suo sentirsi?
[Pensa] Non lo so. Avrei i
miei dubbi.
Invece gli esseri umani sono
certamente coscienti di essere reattivi.
Sì. Noi siamo consapevoli delle
nostre sensazioni e consci della piacevolezza o spiacevolezza a loro associate.
Vedi, quali sono le sensazioni realmente potenti con le quali hai a che fare
ogni giorno? Desideri, appetiti, fame, sete, dolore – queste sono le cose di
base.
Quanta parte della struttura
della civiltà è deputata al controllo di queste cose di base? Spinoza dice che
la politica cerca di regolare tali istinti per il bene comune.
Non avremmo la musica, l’arte, la
religione, la scienza, la tecnologia, l’economia, la politica, la giustizia o
la filosofia morale senza la forza impellente dei sentimenti.
Le persone reagiscono in modo
prevedibile indipendentemente dalla loro cultura? Per esempio, tutti
percepiscono il tono minore della musica occidentale come triste?
Oggi ne sappiamo abbastanza da
rispondere sì a questa domanda.
Al Brain and Creativity
Institute [di cui Damasio è il direttore] abbiamo fatto degli studi
cross-culturali delle emozioni. All’inizio pensavamo che avremmo trovato dei
pattern molto diversi, soprattutto per quanto riguarda le emozioni sociali. In
effetti però, non è stato così. Che tu stia studiando un cinese, un americano o
un iraniano, ottieni sempre risposte molto simili. Ci sono molte sottigliezze o
molti modi in cui alcuni stimoli elicitano diversi pattern emozionali di
risposta con diverse intensità, ma la presenza di tristezza o gioia è presente
con una uniformità che è fortemente e meravigliosamente umana.
Le nostre emozioni potrebbero
essere amplificate con impianti o qualche altra tecnologia che si interfacci
con il cervello?
Da quanto possiamo capire dei
processi neuronali che stanno dietro ad ognuna di queste complesse funzioni,
una volta fatto, la possibilità di intervenire è sempre lì. Ovviamente noi ci
interfacciamo con le funzioni del cervello in qualsiasi momento: con la dieta,
con l’alcool e con i farmaci. Quindi non è che gli interventi chirurgici siano
una grande novità. Ciò che sarebbe nuovo è fare questi interventi in modo
pulito, tale da renderli molto mirati. No, il problema più serio sono le
controversie morali che potrebbero sorgere.
Perché?
Perché dipende da quale scopo
l’intervento vuole raggiungere.
Supponiamo che l’intervento sia
finalizzato a ridarti la capacità perduta di muovere un arto o di vedere, o di
sentire. Avrei qualche problema morale? Ovviamente no. Ma se l’operazione
interferisce con stati del cervello che sono influenti nel tuo modo di prendere
decisioni? In quel caso entriamo in una scelta che dovrebbe essere riservata
solo alla singola persona.
Quale è stata la tecnologia
più utile per comprendere le basi biologiche della coscienza?
Le tecniche di imaging hanno dato
un potente contributo. Allo stesso tempo però, sono dolorosamente consapevole
del fatto che esse sono limitate nei dati che ci danno.
Se lei potesse desiderare
l’esistenza di una tecnologia migliore per osservare il cervello, quale
sarebbe?
Vorrei non andare solo su un
livello, perché non penso che le cose realmente interessanti accadano solo ad
un singolo livello. Quello che ci serve sono nuove tecniche per capire le
interrelazioni tra i vari livelli. Ci sono persone che hanno passato buona
parte della loro vita studiando sistemi, ed è il caso di mia moglie e della
maggior parte delle persone nei nostri laboratori. Abbiamo fatto il nostro
lavoro sulla neuroanatomia, e siamo andati a livello cellulare solo
occasionalmente. Ma adesso stiamo studiando lo stato delle funzioni degli
assoni [fibre di nervi nel cervello], e ci serve disperatamente un modo per
passare da quello che abbiamo trovato a livelli sempre più alti.
Come dovrebbe essere questa
tecnologia?
Articolo a cura di:
Dott.ssa Gabriella DE STEFANO
Psicologa e Psicoterapeuta in formazione SERAPIDE S.P.E.E.





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