E tu, come scegli? La relazione tra stile di decision making e livelli di stress
La vita frenetica, che sia lavorativa, familiare o sociale, sottopone ognuno di noi quotidianamente ad eventi incerti che possono avere effetti positivi o negativi su noi stessi o sul contesto in cui agiamo. Come affrontiamo ciò?
Tra le varie, la possibilità più conveniente sarebbe
iniziare con il definire una situazione specifica e gli antecedenti che
provocano il problema, per poi valutare le alternative possibili e scegliere la
più giusta per cambiare la situazione che crea un disagio.
Ci stiamo quindi rifacendo ad un approccio
logico-razionale, ma a tal proposito è doveroso dire che non sempre tale
approccio permette di fare la scelta più giusta, in quanto diversi sono i punti
di debolezza. Già l’economista psicologo Simon (1956) ha sottolineato come
l’essere umano non riesca a ragionare sempre in modo assolutamente razionale
poiché le funzioni mentali deputate alla raccolta e all’elaborazione delle
informazioni presentano limiti attribuibili sia a fattori interni (memoria a
breve termine limitata, attenzione selettiva) che esterni inerenti al contesto
in cui avviene la decisione (quantità e qualità delle informazioni, limiti di
tempo, situazioni di stress).
E non è finita qui.
Infatti, le neuroscienze, grazie alle moderne tecnologie di neuroimmagine funzionale oggi disponibili, hanno individuato le basi neurali del decision making in cervelli di individui sani. La corteccia prefrontale ha un ruolo cruciale nei processi di decision making e le aree coinvolte vanno incontro a profondi cambiamenti neurali nel corso dell’adolescenza che conducono a cambiamenti sia cognitivi che comportamentali.
Infatti, le neuroscienze, grazie alle moderne tecnologie di neuroimmagine funzionale oggi disponibili, hanno individuato le basi neurali del decision making in cervelli di individui sani. La corteccia prefrontale ha un ruolo cruciale nei processi di decision making e le aree coinvolte vanno incontro a profondi cambiamenti neurali nel corso dell’adolescenza che conducono a cambiamenti sia cognitivi che comportamentali.
Le nuove ricerche sottolineano l’esistenza di una
forte connessione tra il tipo di decision making e livelli di stress più o meno
alti. Nello specifico, secondo la Regulatory Mode Theory è fondamentale distinguere
due tipi di approcci nel decision making:
·
Assessment Decision-Making
·
Locomotion Decision-Making
Uno studio della Nanyang Technological University di
Singapore e della Columbia University ha evidenziato le differenze esistenti
tra individui con diversi approcci non solo nelle scelte effettuate, ma anche sull’impatto
funzionale che ciò ha avuto nella loro vita.
I risultati ottenuti hanno evidenziato che individui con assessment decision-making nella presa di decisione valutano con attenzione ogni opzione e tendono ad avere esperienze molto stressanti, avvertono angoscia e sofferenza nella scelta a causa della forte preoccupazione nel fare la cosa più giusta.
La cosa opposta si verifica invece per chi ha un locomotion decision-making, i quali sono meno pazienti ed attenti all’opzione da scegliere e tendono ad effettuare una scelta in modo più veloce sperimentando un minor livello di angoscia e stress. Attraverso cinque esperimenti con centinaia di diversi volontari, i partecipanti venivano incaricati di prendere decisioni in diversi scenari, includendo la scelta di regali, pianificando un matrimonio, votando in un’elezione e una lista di cose da fare stabilendo le priorità. In ogni circostanza, i risultati hanno confermato che chi prendeva una decisione con un approccio valutativo (assessment decision-making) era maggiormente sotto pressione rispetto a chi faceva il contrario.
I risultati ottenuti hanno evidenziato che individui con assessment decision-making nella presa di decisione valutano con attenzione ogni opzione e tendono ad avere esperienze molto stressanti, avvertono angoscia e sofferenza nella scelta a causa della forte preoccupazione nel fare la cosa più giusta.
La cosa opposta si verifica invece per chi ha un locomotion decision-making, i quali sono meno pazienti ed attenti all’opzione da scegliere e tendono ad effettuare una scelta in modo più veloce sperimentando un minor livello di angoscia e stress. Attraverso cinque esperimenti con centinaia di diversi volontari, i partecipanti venivano incaricati di prendere decisioni in diversi scenari, includendo la scelta di regali, pianificando un matrimonio, votando in un’elezione e una lista di cose da fare stabilendo le priorità. In ogni circostanza, i risultati hanno confermato che chi prendeva una decisione con un approccio valutativo (assessment decision-making) era maggiormente sotto pressione rispetto a chi faceva il contrario.
Ma è sempre così?
Le evidenze empiriche testimoniamo che le persone che utilizzano un assessment decision-making hanno una pressione maggiore nel fare la giusta scelta. Nonostante ciò, i ricercatori precisano che per alcuni individui sottoposti ad un compito in cui veniva chiesto di leggere un testo in anticipo con assessment decision-making, è stato registrato un minor livello di stress al momento della scelta. In alcuni casi quindi, fare scelte più accurate ci potrebbe permettere di ridurre i livelli di stress.
Allora i processi decisionali senza valutazione (locomotion decision-making) potrebbero essere più adatti per scelte di vita quotidiana, per decisioni abitudinarie, mentre i processi decisionali con un assessment decision-making potrebbero essere destinati alle scelte di vita più importanti.
Gli studi sopracitati mettono in evidenza quanto sia
cruciale per la nostra vita imparare ad aggirare lo stress senza che abbia
importanti implicazioni per la nostra salute.
Solo se riusciremo a capire cosa innesca lo stress,
potremo affrontarlo meglio.
[Fonte]
[Fonte]
Articolo a cura di:
Dott.ssa Barbara MARSILIA
Dott.ssa Agnese OREFICE
Dott.ssa Agnese OREFICE
Psicologhe e Psicoterapeute in formazione SERAPIDE S.P.E.E.


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